Io Russo, dal diario di bordo della nostra volontaria SVE

Prima di partire per la Russia, ho scoperto una cosa incredibile: la’ si parla russo!

Imparare una lingua da zero non e’ semplice neanche quando hai un anno di vita, fresche capacita’ cognitive e vagonate di elasticita’ mentale. Immagina quando sei vicino agli ‘enta, con capacita’ di apprendimento arrugginite da mo’ e la flessibilita’ mentale di un dittatore autoritario in declino. Aggiungi che la lingua da imparare e’ il tremebondo RUSSO, e comincia a contare i chilometri di maniche da arrotolare.

Con mia grande sorpresa pero’, e’ andata meglio di come pensassi: lavorare a stretto contatto con persone ogni volta diverse fa si’ che le occasiopni di dialogo  -e quindi di apprendimento- siano moltissime. Questo non vuol dire che sia stato facile, soprattutto all’inizio: persino i gesti hanno significati diversi in diverse culture, e penso di essere apparsa, agli occhi dei miei interlocutori, come un gibbone del Bormeo in un safari (se non si sa cos’e’ un gibbone, http://it.wikipedia.org/wiki/Gibbone).

Se una cosa piace pero’, si fa volentieri lo sforzo di impararla e a me il russo piace moltissimo, anche quando non lo capisco, anche quando a parlarlo e’ la persona piu’ sgradevole della terra, questa lingua cosi’ particolare non smette mai di affascinarmi. La sua grammatica, la fraseologia, le costruzioni, sono completamente diverse dall’italiano e quando si comincia a capirlo un po’ ci si rende conto che e’ l’espressione di una cultura altra, che differisce dalla nostra.

Credo fermamente di aver chiesto piu’ volte di cambiarmi le ruote del trattore, quando tutto quello che volevo sapere era il prezzo dei pomodori. Non aiuta, ovviamente, il fatto che io sia una che si impunta sulle cose, continuando a portare avanti le battaglie anche quando capisco che non ho ragione…ma dopo un po’ ho cominciato a capire che capivo, ogni mese un po’ di piu’ e di conseguenza mi esprimevo meglio. Fino a quando, dopo tre mesi di permanenza, sono tornata in Italia la prima volta per il rinnovo del visto.

BOOM.

Dopo aver parlato italiano per piu’ di due settimane, il russo era un ricordo lontano, mi sono dimenticata il dimenticabile. Una tragedia, dopo tutto lo sforzo fatto in precedenza. Di nuovo in Russia, i primi giorni non capivo veramente un tubo, sembrava che le persone parlassero turkmeno antico, ma annuivo come una beota, con il pericolo di acconsentire, senza saperlo, a compravendite di enciclopedie, proposte di matrimonio e donazioni in denaro. Fortunatamente il mio cervello si e’ sbrinato in poco tempo, permettendomi il recupero delle mie facolta’ russative, sono addirittura stata additata come un miracolo della linguistica, anche se penso si sia trattato di complimenti a pagamento per lisciare il mio ego.

Ma veniamo alla prognosi. Da quello che ho capito finora, penso che mi servira’ un minimo di tre anni per imparare questa lingua in modo decente, altrimenti avro’ ruote del trattore sempre nuove ma non otterro’ mai pomodori. E si da’ il caso che io non abbia un trattore, ma uno stomaco si’.

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