Verso la presidenza italiana dell’UE

In Aula alla Camera dei Deputati si sono tenute le comunicazioni del presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno e sulle linee programmatiche del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, che inizierà il prossimo 1° luglio.

Due i piani di discussione affrontati dal capo del governo: uno prettamente europeo, l’altro strettamente italiano. Entrambi, però, si concatenano. Non a caso, Renzi ha insistito su un’Italia che lavora e che va in Europa senza paura di incassare raccomandazioni, ma anzi, con la capacità di darne. Il discorso si è poi allargato: oltre alle questioni legate alle politiche economiche, il premier ha affrontato il nodo dell’immigrazione con chiari riferimenti a Frontex e Mare Nostrum, sottolineando che i problemi non possono essere più dei singoli Stati membri. Il passaggio successivo è consequenziale: il premier lancia il programma dei mille giorni. Perché – afferma – “noi non chiediamo di violare la regola del 3 per cento. Non vogliamo vivere l’elenco delle raccomandazioni dell’Europa come la lista della spesa, come se l’Europa fosse una vecchia zia noiosa. Il semestre di presidenza sarà un’occasione per le riforme”.

Renzi ha poi presentato un pacchetto di riforme da realizzare nei prossimi 1000 giorni: «La sfida dell’Italia che guida il semestre, forte e serena, come diceva il leader socialista di un altro grande Paese, è per un’Europa che sia nelle condizioni di investire nella politica. Oggi l’Italia ha la responsabilità di prendere la moneta e dire che non vogliamo inganni: rispettiamo le regole e vogliamo che le rispettino gli altri. Ma o l’Europa cambia direzione di marcia o non esiste possibilità di sviluppo e crescita», ha detto Renzi, che ha annunciato «un pacchetto di riforme, con il quale l’Italia intende presentarsi al semestre»: un pacchetto unitario di riforme che si sviluppa su un «arco di tempo sufficiente, un periodo di mille giorni: dal primo settembre 2014 al 28 maggio 2017». E ha aggiunto: «Indichiamo un arco temporale ampio, sul quale sfidiamo il Parlamento: vi proponiamo un arco di tempo quasi triennale, mille giorni, in cui individuare, già entro l’1 settembre 2014, in modo esplicito come cambiare il fisco, lo sblocca Italia, come interviene dai diritti all’agricoltura, dalla Pubblica amministrazione al Welfare, come migliorare il Paese».

Per quanto riguarda la questione nomine alle cariche UE, «Oggi siamo a un bivio molto importante» per l’Europa: il suo futuro «non dipende da chi mettiamo a fare il presidente, e l’Italia ha lavorato» per far passare questa idea. Ci siamo impegnati, come Italia, perché si affermasse un metodo: prima di decidere chi guida decidiamo dove andare». E poi aggiunge «Il voto europeo, e spero che ci sia occasione di discuterne giovedì a Yipres al Consiglio europeo, è un voto che dovrebbe fare riflettere molto di più della semplice indicazione di un presidente: chi immagina che il gap di democraticità si colma semplicemente indicando Juncker vive su Marte».

Per Renzi, infine, «L’Italia è uscita dalla depressione economica, ma non dalla crisi. Uscirà dalla crisi se tutti insieme andremo nella stessa direzione. «viola il trattato chi parla solo di stabilità, non chi parla di crescita». E ancora: «Non c’è possibile stabilità senza crescita. Senza crescita c’è l’immobilismo». «In questi anni si è affidato alla moneta il compito di costruire l’Europa, e sia detto senza alcun riferimento critico al valore fondamentale delle politiche economiche e finanziarie del processo di integrazione». Ma la moneta unica, ha concluso Renzi «non basta» da sola». E ha aggiunto: «O l’Europa è in grado di assumere la battaglia contro la disoccupazione o non ci sarà alcuna stabilità possibile».

Per informazioni dettagliate sulla seduta alla Camera leggere qui.

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